Tuesday, January 17, 2023

Good Bye, Fiesole!

 


Non sono più residente a Fiesole dal 2019, quindi non ho più aggiornato questo blog dal 2017. Rimane on line come un archivio di foto curiose, delle quali alcune interessanti. Se vi interessano foto di argomento naturalistico, ora le pubblico sul mio nuovo blog "The Proud Holobionts." 

Vi dirò che non mi è dispiaciuto tantissimo lasciare Fiesole per ritornare alla zona dove ero nato: L'Oltrarno di Firenze. Tutto cambia, tutto deve cambiare. UB





Saturday, January 7, 2017

The Hills of Fiesole




The valley of Fiesole seen from the hill of Saletta (h/t Tatiana Yugay)

Thursday, December 8, 2016

Il campanile da dietro la cattedrale


In tanti anni che sto a Fiesole, non mi ero mai accorto di questo scorcio del campanile che si vede dal lato della cattedrale opposto alla piazza. Ma tu guarda.....


Sunday, December 13, 2015

Il misterioso tunnel di via Montelatici a Firenze: risolto l'enigma dell'altra uscita

Questo post è stato aggiornato il 18 Dicembre 2015



Si dice che l'uscita del misterioso tunnel che parte da via Montelatici, a Firenze sia dalle parti di Fiesole. In effetti, c'è una struttura abbastanza simile in quella zona ma, quasi certamente, non ha niente a che vedere con questo tunnel. La vera uscita del tunnel era molto probabilmente in corrispondenza dell'attuale via Piero Jaher, nel quartiere delle Cure, a Firenze.


Recentemente, c'è stato un certo interesse nel "misterioso tunnel" che parte da via Montelatici, a Firenze nei pressi di Piazza Leopoldo, cominciato negli anni 1930. Si dice che l'uscita fosse prevista vicino a Fiesole e che se ne possano ancora trovare tracce visibili. Ma il tunnel non fu mai terminato; i lavori furono abbandonati e l'unica cosa che si vede oggi è il suo ingresso in via Montelatici; un buco che però non porta in nessun posto.

La faccenda è interessante, ma si sa poco di questo tunnel. Nel 2011 l’allora presidente del Consiglio Comunale, Eugenio Giani, sosteneva la proposta di rispolverare il vecchio tunnel per agevolare la viabilità. Però, secondo Giani, il tunnel sarebbe dovuto sbucare da qualche parte a Careggi, cosa non molto utile dato che da Piazza Leopoldo si arriva facilmente a Careggi con le strade esistenti, senza particolare bisogno di un tunnel. 

Invece, avrebbe avuto molto più senso far passare il tunnel sotto la collina di Montughi per sbucare alle Cure, bypassando il "taglio" della ferrovia fra Piazza delle Cure e Viale don Minzoni. Sarebbe una cosa molto utile anche oggi. 

Ora, si dice in un articolo recente che questa uscita dalla parte delle Cure esiste ancora e che la si può persino vedere dalla strada. In effetti, è una delle ricerche di geocaching. Per non dare uno spoiler a quelli che si divertono con queste ricerche, non vi dico esattamente dove si trova. Vi dico soltanto che trovarla è una cosa piuttosto difficile, seppure non impossibile. Ma, molto probabilmente NON è l'uscita del tunnel e non lo è mai stata. Ecco una foto di questa struttura, presa dal Web. La foto deve essere almeno di qualche decennio fa, ma la struttura non è molto cambiata oggi. 



Il problema con la struttura indicata da Geocaching è che, se è vero che si trova nella direzione giusta, la distanza dall'altro ingresso è tale che il tunnel avrebbe avuto bisogno di lavori di scavo veramente colossali, in particolare per arrivare a una profondità tale da consentire di passare sotto la valle del Mugnone, per riemergere poi dalla collina opposta. Non impossibile, ma certamente soltanto a dei costi fuori di testa. 

Allora che cos'è la struttura indicata come lo sbocco del tunnel? Non saprei dire; indubbiamente c'è un curioso oggetto con un arco di mattoni che somiglia vagamente alla struttura di via Montelatici. Ma, oltre a essere troppo lontana, non ha nemmeno le dimensioni giuste - sicuramente è molto più bassa e più stretta. Si tratta quasi certamente di una struttura indipendente: forse una rimessa, forse un deposito, forse un rifugio antiaereo che risale al tempo della guerra (secondo alcuni messaggi su Geocaching, non c'era prima del 1944). 

Ma allora, dove doveva sbucare il tunnel che parte da via Montelatici? Non è difficile immaginarselo mettendosi nei panni del progettista. Ovviamente, il tunnel avrebbe dovuto essere il più breve possibile, per poi sbucare nelle vicinanze di piazza delle Cure, se possibile in un luogo dove non ci fosse bisogno di grandi opere per oltrepassare il Mugnone e la Ferrovia Faentina.

Stabilito questo, è abbastanza ovvio quale fosse lo sbocco previsto del tunnel: è l'attuale via Piero Jaher, nei pressi della stazione di San Marco Vecchio. Se il tunnel sboccava in via Jaher, sarebbe stato possibile arrivare alle Cure passando sotto il sottopassaggio esistente della ferrovia Faentina; senza bisogno di nessun'opera addizionale.

In effetti, oggi via Jaher è una strata senza sbocco, ma è probabile che fosse progettata e costruita esattamente con questa idea; quella di "scavallare" in qualche modo la via Bolognese e connettere Le Cure con Careggi, andando più o meno in parallelo con la vecchia via dei Bruni, che però è troppo stretta per essere utile. Per cui, era sensato fare un tunnel che sboccasse da qualche parte oltre la collina di Montughi; via Montelatici, appunto. Come vedete sulla mappa, la distanza è poco più di un km; si tratterebbe di un tunnel molto ragionevole come lunghezza.
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E qui sotto vedete via Piero Jaher con un immagine a volo d'uccello di Bing Maps. Sembrerebbe proprio che chi l'ha progettata avesse l'idea, come minimo, di farla sboccare sulla Bolognese, ma anche tenesse in conto la possibilità di bucare la collina per uscire dalla parte opposta. Ne consegue che via Piero Jaher è la vera "uscita opposta" del misterioso tunnel di via Montelatici




Possiamo concludere con alcune considerazioni. Nel 1930, eravamo in un'epoca di grande espansione edilizia nella zona di Piazza delle Cure. Ancora oggi, potete vedere che molti edifici della zona sono di uno stile tipico di quell'epoca. Questa nuova zona residenziale era stata però tagliata fuori dal centro città dalla ferrovia, già dal 1862. Il cavalcavia delle Cure era stato costruito nel 1914, ma era più stretto di quello di oggi e serviva principalmente per il passaggio del tram. Le automobili ci potevano passare, ma dovevano convivere con i binari del tram e con i tram; cosa probabilmente non ovvia, come ci mostra questa foto degli anni '50. (h/t Sergio Alessi)



Ecco dunque l'idea del bypass sotto la collina di Montughi - un'idea nata dallo sviluppo del traffico automobilistico che cominciava già allora a farsi intenso. Tuttavia, il tunnel non fu mai costruito. Si dice che i test di scavo di via Montelatici avessero rivelato grossi problemi di infiltrazioni d'acqua. E' possibile, ma mi sembra poco probabile: chi costruisce tunnel sa bene come gestirsi questi problemi.

Più che altro, è possibile che il podestà di Firenze avesse dato inizio a dei lavori preliminari, sperando poi di poter trovare i finanziamenti necessari per portare il tunnel a compimento. Ma, gli anni '30 videro una revisione delle priorità del governo italiano, che privilegiava sempre di più lo sforzo militare alle infrastrutture civili. Seguirono la guerra all'Etiopia e l'impero, e gli imperi tendono sempre a esagerare con le spese militari. Il risultato fu che i finanziamenti per completare il tunnel non arrivarono mai e tutta la faccenda finì dimenticata.

Nel dopoguerra, si sarebbe potuto riparlare del tunnel di Montughi, ma era anche il periodo in cui ci si liberava delle "crudeli verghe" dei vecchi tram, trasformati in autobus su gomma. A questo punto, era sufficiente eliminare le rotaie e allargare un po' il cavalcavia delle Cure per permettere il passaggio comune di automobili e autobus; un'operazione molto meno costosa di un tunnel sotterraneo. I lavori di trasformazione furono fatti nel 1960 e la sovrapposizione del nuovo cemento armato sula vecchia struttura del cavalcavia è ancora oggi perfettamente visibile. Da allora, il sistema stradale nella zona delle Cure ha preso l'aspetto che vediamo ancora oggi. 

Si potrebbe riparlare oggi di un tunnel sotto la collina di Montughi? Forse si, ma è anche vero che i tempi delle "grandi opere" sono passati - forse per sempre. E poi, il tunnel di via Montelatici poteva essere sufficiente per il traffico degli anni '30, ma sarebbe probabilmente troppo stretto per quello di oggi. Quindi, il tunnel è destinato a rimanere incompiuto, un piccolo mistero alle pendici della collina di Montughi. Comunque, se avete tempo per dedicarvi alla ricerca di Geocaching dell' "uscita del tunnel", provateci. Non è veramente l'uscita di nessun tunnel, ma è comunque una ricerca affascinante che vi porterà a scoprire tanti dettagli della zona delle Cure, a Firenze.








Saturday, January 31, 2015

Saturday, January 17, 2015

Saturday, January 3, 2015

Tramonto Fiesolano



Primo tramonto del 2015 a Fiesole

Wednesday, December 31, 2014

Buon anno a tutti!


Questa cartolina ci mostra San Domenico e uno scorcio della collina di San Francesco com'erano, perlomeno 100 anni fa.

Buon 2015 a tutti!

Saturday, December 20, 2014

Il disastro del tram di Fiesole




Questa incisione si riferisce quasi certamente all'incidente avvenuto nel 1890 alla "curva del regresso". L'incidente è descritto come segue da Wikipedia:

Venerdì 19 settembre 1890 iniziò l'esercizio di quella che fu la prima tranvia elettrica d'Italia. Alle 9.50 del mattino sei vetture piene di invitati partirono da piazza San Marco e percorsero la linea.

Il successo fu enorme e per il 24 settembre era previsto che il re Umberto e la regina Margherita, in visita a Firenze, raggiungessero Fiesole usando il nuovo mezzo. Il 23 settembre la vettura partita da Fiesole alle 11.40 del mattino deragliò all'altezza della curva dopo villa San Michele e nell'incidente persero la vita cinque persone e numerose altre rimasero ferite. Il servizio fu immediatamente sospeso e nell'inchiesta che ne seguì le responsabilità fu attribuita a un manovratore inesperto che fu accusato anche di essere ubriaco.

Il disastro deve aver fatto molta impressione, all'epoca, perché c'è almeno un'altra incisione che lo rappresenta.



Saturday, December 13, 2014

Saturday, December 6, 2014

Fiesole di tanti anni fa: funerale con le bandiere rosse.




Uno dei primi articoli di Oriana Fallaci descriveva una curiosa storia di una Fiesole di tanti anni fa. E' stato pubblicato sul n. 1 dell'Europeo del 1951 (link). Ecco il testo completo


Anche a Fiesole Dio ha avuto bisogno degli uomini

IL CAMERIERE Nello Casini morì il giorno 10 aprile senza sacramenti: era comunista convinto. Il funerale venne fissato per l'indomani sera alle 8: a Fiesole tutti i trasporti si fanno all'ora di notte, quando suona l'ultima campana. Si pensò di farlo e in forma religiosa dal momento che il povero Casini non aveva espresso la precisa volontà di essere portato al cimitero in forma civile. Quanto ai sacramenti erano stati i familiari a non parlargliene, conoscendo le sue idee. Il parroco di Fiesole non si rifiutò; chiese però ai parenti che i comunisti s'impegnassero con una dichiarazione scritta a non intervenire al funerale con le bandiere rosse. I famigliari stavano per firmare quando i comunisti glielo impedirono. Allora il vescovo, monsignor Giorgis, proibì al parroco di Fiesole di accompagnare il defunto. Quando nel tardo pomeriggio dell'11 aprile, gli abitanti di Fiesole si recarono a Borgunto dov'era la casa del morto, trovarono molte donne col velo in testa che piangevano. Accanto a loro col volto serio e compunto, c'erano tutti i comunisti ed i socialisti di Fiesole colle bandiere rosse. Con loro c'era il capoguardia della Arciconfraternita della Misericordia del paese: l'operaio della Selt Valdarno Lorenzo Breschi, assessore per il PCI ai Lavori Pubblici nel comune di Fiesole. Appariva nervoso, quasi sconvolto. Improvvisamente il suo volto assunse un'espressione dura, come se egli avesse deciso qualcosa di molto importante. Si volse ad alcuni uomini sparpagliati per la strada e disse: "Andiamo". Tornarono tutti poco dopo. Indossarono le sopravvesti nere dei "fratelli" della Misericordia, e si erano calati il cappuccio dal quale appaiono solo gli occhi, avevano cinto i grossi rosari e portavano il crocifisso, il catafalco con la coltrice giallocrociata, e tutti gli arredi che occorrono per i funerali religiosi. Si diressero alla casa di Nello Casini, poi, quando dalla cattedrale la campana suonò a morto, il corteo si mosse.

Era un corteo religioso senza preti. Lo apriva il Breschi che portava la croce e recitava a voce alta e solenne le preghiere dei morti. Subito dietro, portato a spalla, veniva il catafalco. Quindi, in due file staccate che toccavano i lati della strada, ad un metro di distanza l'uno dall'altro e con la torcia accesa in mano, avanzavano una sessantina di "fratelli" della Misericordia, anche loro salmodiando. In ultimo, la folla: i compagni di partito con otto bandiere rosse, il sindaco di Fiesole che è comunista, il medico condotto dott. Giovan Battista Naldoni che è anche lui comunista, i familiari, e quasi tutti gli abitanti di Fiesole.

Al loro passaggio gli uomini si levavano il cappello, le donne si inginocchiavano come quando in processione passa il Sacramento. Giunti al cimitero, mentre la folla sostava nel buio, i "fratelli" con le torce si disposero in quadrato intorno alla fossa. Vennero avanti i familiari ed il sindaco, i compagni del morto abassarono le bandiere rosse. Si fece un gran silenzio. Poi, reggendo il crocifisso, il Breschi che un tempo era stato sacrestano nella vicina parrocchia di Muscoli pronunciò a voce bassa e calma il De Profundis e quanti si ricordava delle preci dei defunti. Il servizio funebre si concluse così. Non vi fu nessun atto o parola che potesse suonare vilipendio alla religione. Il reato di vilipendio è punito ai sensi della legge e i comunisti avevano voluto dare una prova di serietà e di convinzione religiosa. Lorenzo Breschi era stato il regista del funerale sostituendosi al prete come il pescatore del film "Dio ha bisogno degli uomini" che prima di ottenere il premio del Festival suscitò tante polemiche. Ma il Breschi non ha visto il quel film, ed è probabile che neppure un terzo delle persone che componevano il corteo lo abbia visto. La cosa era nata spontanea: si tratta di gente semplice. Come la maggioranza dei comunisti di campagna il Breschi ha una strana, contraddittoria personalità. Crede nel suo partito allo stesso modo in cui credo in Gesù Cristo e nei Santi. Frequenta le riunioni di cellula, esplica fino in fondo il suo compito di assessore comunista ma è un cattolico osservante e qualche volta va alla messa. Per San Carlo serve all'altare. È un uomo di quarantun anni, buono e gioviale, e fin da ragazzo ha sempre avuto una passione: far parte della Misericordia alla quale a Fiesole appartengono tutti, compresi i comunisti e socialisti.

La domenica successiva nelle chiese di Fiesole i sacerdoti lessero una notificazione del Vescovo in cui deplorava "la palese violazione dello Statuto della veneranda Arciconfraternita della Misericordia avvenuta durante un trasporto funebre privato in accompagnamento religioso, con l'arbitrario innalzamento della bandinella col crocefisso e la ridicola ostentazione del magistrato nelle funzioni proprie del sacerdote" e si preconizzavano "le più gravi pene contro i trasgressori se il fatto si fosse ripetuto". La notificazione scritta venne appesa sul portone della città cattedrale. La sera stessa i comunisti si riunirono per discutere il piano di battaglia.

Si recarono quindi preparatissimi alla assemblea generale indetta nella sede della Misericordia per la domenica 22 aprile.

Alla assemblea prese per primo la parola il Provveditore della Arciconfraternita, un monsignore della cattedrale. Illustrò con voce triste e severa gli articoli 5, 68 e 69 dello Statuto che prescrivono gli obblighi religiosi dei soci e le forme della loro partecipazione ai trasporti funebri. Disse che in un ente religioso non si può scavalcare la autorità ecclesiastica, e che mettere in discussione o criticare le deliberazioni del vescovo significa ribellarsi apertamente alla Chiesa. Rispose il capo della Federterra, Tosello Pesci, parlando anche a nome del Breschi: "Cosa vuol dire", disse, "se siamo comunisti. Noi siamo anche cattolici: battezzati e cresimati. E vogliamo accompagnare religiosamente i nostri morti anche se voi non lo volete. Siamo la maggioranza nella Arciconfraternita e per San Borromeo paghiamo la nostra quota. L'atto arbitrario l'avete fatto voi ecclesiastici a impedire il trasporto, non l'abbiamo fatto noi. La campana a morto che chiama e raccolta i "fratelli" suonò regolarmente e noi ci radunammo. Il compagno Casini non aveva mica detto di volere un trasporto civile. Che male c'è se noi abbiamo pregato per la sua anima?". Tuttavia, prima che la riunione si sciogliesse, tutti promisero che il fatto non si sarebbe più ripetuto.

L'unico a non dichiararsi convinto fu il Breschi. "La religione ce l'abbiamo dentro", diceva, "non c'è bisogno di tanta gente per arrivare a Dio". Diventò chiuso e malinconico; i fiesolani non sapevano che pensare di lui. Nel primo pomeriggio di lunedì gli accadde un grave incidente sul lavoro. Uno dei grossi e altissimi pali di cemento che sorreggono le linee elettriche gli cadde sulla gamba sinistra schiacciandogliela e fratturandogli il femore. E lui rimase in terra urlando: "Madonnina mia, Madonnina". Il giornalista Hombert Bianchi che si trovava lì per caso fece a tempo a scattare una impressionante fotografia mentre gli altri operai, incapaci perfino di prestare soccorso tanto erano sconvolti, narravano che il giorno prima, al medico condotto Giovan Battista Naldoni, era capitato un altro grave incidente. Mentre passava per quella strada la motocicletta, inspiegabilmente, aveva cominciato a sbandare ed egli era andato a batter nel muro, ferendosi alla faccia. Tanto lui che il Breschi sono ricoverati in serie condizioni all'ospedale.



Saturday, November 29, 2014

Il furgone incastrato




foto di Leonardo Sciommeri

Saturday, October 25, 2014

Monumento all'umana insipienza: i blocchi di pietra di Pian del Mugnone






Non si capisce bene a che cosa sarebbero dovuti servire questi blocchi di pietra collocati in gran numero nella piazza di Pian del Mugnone, quando fu realizzata; anni fa. Probabilmente, l'idea era di farne dei cestini per i rifiuti. Peccato che nessuno avesse pensato a come vuotarli e così si erano rapidamente riempiti di ogni sorta di robaccia.

Così, qualche anno dopo la loro installazione, i servizi del comune non hanno trovato idea migliore che riempire il buco di cemento. Non sono riusciti a evitare che si riempissero comunque di robaccia, ma in compenso li hanno resi  del tutto inutili ad ogni altro scopo che non sia un monumento all'umana insipienza. Un bello spreco di soldi e di buona pietra.










Sunday, October 12, 2014

Si vede proprio che gli Etruschi non ci sono più





Si vede proprio che gli Etruschi non ci sono più: le loro costruzioni durano migliaia di anni, le nostre al massimo una decina. Ecco come è ridotta oggi la muratura della stazione di Pian del Mugnone.


Saturday, October 4, 2014

La Madonna di Montereggi




Una delle molteplici sculture religiose presenti nel cortile della chiesa di Montereggi.


Saturday, September 27, 2014

Saturday, September 20, 2014

Il tram di Fiesole



Questo dipinto del 1913 di Baccio Maria Bacci si può ammirare nel museo del 900, recentemente aperto a Firenze.

(h/t Noemi Brogialdi)

Saturday, September 13, 2014

In ricordo di Giuliano Bardi (1922-2014)




Giuliano Bardi era residente a Pian del Mugnone dal 1965 e, come architetto, aveva realizzato molti edifici nel comune di Fiesole. Nato nel 1922, dopo la guerra aveva fatto una carriera come professore di storia dell'arte. Era stato anche molto attivo in politica, prima nella democrazia cristiana e poi da sindacalista. Anche da anziano, era ben conosciuto a Fiesole e nella valle del Mugnone. Molti se lo ricordano per le sue battute e per il suo buon umore. Ci ha lasciato all'età di 92 anni, spegnendosi nella casa di Pian del Mugnone che lui stesso aveva progettato e costruito. Nella foto (del 2011), lo vediamo con sua nipote Donata.


Saturday, September 6, 2014

Settantesimo anniversario della liberazione a Fiesole



Il sindaco Anna Ravoni al centro. (Foto dalla pagina Facebook di Anna Ravoni)